PARADISO: TRENTATREESIMO CANTO

 

Beatrice accompagna Dante fino al cielo più alto di tutti: il Primo Mobile, che è il cielo che fa muovere tutti gli altri. Fuori dal Primo Mobile c’è solo l’Empireo, il luogo dove c’è Dio, pura luce e puro amore.

Nell’Empireo ci sono gli angeli e i beati messi tutti in ordine intorno a Dio, come i petali di una Candida (= bianca)  Rosa.

Tratto da: www.wikipedia.org

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Beatrice va a sedersi al suo posto, nella Candida Rosa e chiama San Bernardo per accompagnare Dante fino all’Empireo a vedere Dio.

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Beatrice è il simbolo della grazia e della sapienza di Dio, ma la sapienza non basta per vedere Dio, serve una forza maggiore, una forte fede, che ha proprio san Bernardo. Nelle sue opere, San Bernardo aveva parlato tanto di Maria, quindi è lui la persona giusta per pregare Maria e per aiutare Dante a finire il suo viaggio.

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Il canto comincia con la preghiera di san Bernardo a Maria:

“Vergine madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d’etterno consiglio…”

=

“Tu sei vergine e madre, sei madre di Dio ma sei anche Sua figlia,

tu sei la persona che ha fatto diventare nobili gli uomini,

nel tuo ventre (= pancia) si è acceso l’amore ch ha fatto nascere questo fiore (= candida rosa),

tu ha aperto agli uomini le porte del Paradiso.”

 

Tutti gli uomini pregano Maria quando desiderano qualcosa perché lei è la mediatrice (= lo strumento) tra gli uomini e Dio.

Maria è buona, pietosa e grande.

Dopo queste lodi, San bernardo chiede aiuto a Maria in modo che Dante possa vedere Dio alla fine del suo viaggio.

San Bernardo prega insieme a tutti i beati e a Beatrice.

 

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Maria guarda in modo fisso san Bernardo e questo significa che sta ascoltando la sua preghiera.

Poi Maria guarda verso Dio, in modo che anche Dante possa guardare verso l’alto: finalmente Dante può vedere Dio ed è arrivato alla fine del suo viaggio.

Dante dice ai lettori che prova a spiegare la sua visione ma il linguaggio umano e anche il linguaggio più alto della poesia, non possono spiegare precisamente quello che ha visto.

Dante usa la metafora del sogno: quando una persona fa un sogno bello e poi si sveglia, non si ricorda più bene tutto quello che ha sognato ma ha una sensazione positiva e si sente felice.

La stessa cosa è successa a Dante: ha potuto vedere Dio ma era così emozionato e contento che non può ricordarsi tutto, non può spiegare tutto quello che ha visto e prova a scrivere quello che si ricorda e che può raccontare con parole umane.

Com’è la visione di Dio?

Dante vede una luce chiara, profonda, con tre cerchi di colore diverso, come un arcobaleno. I cerchi riflettono la loro luce uno dentro l’altro. L’ultimo cerchio sembra un fuoco che nasce dagli altri due.

“Ne la profonda e chiara sussistenza

de l’alto lume parvemi tre giri

di tre colori e d’una contenenza;

e l’un da l’altro come iri da iri

parea riflesso, e l’terzo parea foco

che quinci e quindi igualmente si spiri”.

I tre cerchi sono il simbolo della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.

tre cerchi dio

A Dante sembra di vedere un volto umano dentro ai tre cerchi, si sforza di guardarlo bene, si sforza come se fosse un lavoro impossibile. Dante consuma il suo sguardo per “entrare” dentro Dio: un lampo colpisce la sua mente come un’improvvisa illuminazione.

Dopo l’illuminazione, la visione sparisce ma l’amore di Dio rimane dentro di lui e lui è completamente soddisfatto e felice: tutti i suoi desideri sono diventati veri e Dante è in una condizione di completa beatitudine.

Vedendo Dio, Dante ha visto tutto l’universo legato dall’amore e si sente parte di quell’universo e del suo movimento:

“A l’alta fantasia qui mancò possa;

ma già volgeva il mio disio e l’velle,

sì come rota ch’igualmente è mossa,

l’amor che move il sole e le altre stelle”.

Tratto da: www.wikipedia.org

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