TRENTATREESIMO CANTO

Dante e Virgilio sono nel nono cerchio, nella zona chiamata Cogito.

È un grande lago ghiacciato dove c’è un vento gelido provocato dal movimento delle sei ali di Lucifero che si muovono sempre. Questo vento colpisce le anime che sono in questa zona: sono le anime dei traditori, divise in quattro zone:

  • CAINA = traditori dei parenti (prende il nome da Caino, figlio di Adamo ed Eva, che ha ucciso suo fratello Abele). Le anime sono immerse nel ghiaccio fino al collo.
  • ANTENORA = traditori della patria. Le anime sono immerse nel ghiaccio solo con le gambe, il busto e la testa sono colpite dal freddo vento.
  • TOLOMEA = traditori dei propri ospiti. Sono distesi e la schiena è immersa nel ghiaccio.
  • GIUDECCA = traditori dei maestri (prende il nome da Giuda, il traditore di Gesù). Le anime sono completamente dentro il ghiaccio. Al centro della Giudecca c’è Lucifero.
Tratto da: www.wikipedia.org

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Nella seconda zona dell’Antenora, Dante e Virgilio incontrano un personaggio molto famoso: è il conte Ugolino della Gherardesca, uno degli uomini politici più famosi di Pisa nel periodo della guerra tra Guelfi e Ghibellini. Ugolino era un Ghibellino ma ha provato a fare un accordo con i Guelfi ed è stato accusato di tradimento dall’arcivescovo Ruggieri, anche lui Ghibellino e alleato di Ugolino. L’arcivescovo ha fatto uccidere Ugolino e così lo ha eliminato e ha approfittato per fare più carriera politica.

Dante vede le anime del conte Ugolino e dell’arcivescovo Ruggeri vicine, il conte Ugolino morde l’arcivescovo sulla testa:

“La bocca sollevò dal fiero pasto

quel peccator; forbendola a’ capelli

del capo ch’elli avea di retro guasto”.

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Il conte Ugolino solleva la bocca dal suo pasto feroce,

la asciuga sui capelli dell’arcivescovo che stava mordendo.

Tratto da: www.wikipedia.org

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Il conte Ugolino capisce che Dante è fiorentino, quindi gli dice che di sicuro Dante conosce la sua storia, ma Dante non sa come lui è morto e tutta la sua sofferenza, quindi lo racconta parlando e piangendo. Così Dante può capire tutto il suo odio verso il suo traditore.

Il conte Ugolino e i suoi quattro figli erano prigionieri da tanti mesi nella torre della Muda, a Pisa. Una notte Ugolino sogna che l’arcivescovo Ruggieri era un cacciatore che voleva uccidere un lupo con i suoi cuccioli, aiutato da altre famiglie di Ghibellini e da cagne magre e con tanta fame.

Il lupo e i cuccioli erano stanchi di scappare e sono stati uccisi a morsi dalle cagne affamate.

Quando Ugolino si è svegliato dal sogno, al mattino, ha sentito i suoi figli piangere perché avevano fame e chiedevano del pane:

“Quando fui desto innanzi la dimane,

pianger senti’ fra l’ sonno i miei figliuoli

ch’eran con meco e dimandar del pane.”

Dopo il sogno, al mattino, il conte Ugolino e i figli, all’ora  in cui portavano loro da mangiare, sentono inchiodare la porta della torre. Il conte è disperato e comincia a mangiarsi le mani, così i suoi figli, pensando che aveva fame, iniziano a dirgli di mangiare loro: lui li ha creati e lui potrebbe ucciderli.

Per molti giorni rimangono senza mangiare e sono sempre più disperati, fino a quando i quattro figli muoiono uno dopo l’altro. Il conte, vivo ma affamato e disperato arriva a mangiare i suoi figli per sopravvivere.

www.commons.wikimedia.org

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Finito il suo racconto, Ugolino riprende a mordere la testa dell’arcivescovo Ruggieri.

Allora Dante comincia un’accusa contro la città di Pisa: secondo lui Pisa ha condannato giustamente il conte Ugolino perché traditore, ma i suoi figli erano dei ragazzi innocenti e non meritavano di morire, quindi Pisa è colpevole di una grande ingiustizia.