L’INIZIO DEL RACCONTO

 

Diffidate di me!
Sembro dolce, timida, sognatrice e piccina per i miei dieci anni. Non approfittatene per attaccarmi. So difendermi. I miei genitori (siano ringraziati nei secoli dei secoli!) mi hanno fatto dono del più utile – perché più battagliero – dei nomi: Giovanna. Come Giovanna d’Arco, la pastorella diventata generale, il terrore degli inglesi. O quell’altra la Papessa Giovanna, che sotto vesti maschili occupò il trono pontificio per più di due anni con il nome di Giovanni VIII.
Per citare soltanto le Giovanne più famose.
Mio fratello maggiore Tommaso (quattordici anni) fa bene a non scordarlo. Pur appartenendo a una razza globalmente maligna (i maschi), ha dovuto imparare a rispettarmi.
Detto questo, sono in sostanza quel che sembro in apparenza: dolce, timida e sognatrice. Anche quando la vita si fa crudele. Potrete giudicarlo da voi.
Quella mattina di marzo, vigilia delle vacanze pasquali, un agnello si dissetava pacifico nell’onda pura di un ruscello. La settimana prima, avevo imparato che tutte le volpi adulatrici vivono a spese del corvo che le ascolta. E, la settimana prima ancora, una tartaruga aveva battuto una lepre nella corsa…
Avete indovinato: ogni martedì e ogni giovedì, tra le nove e le undici, animali di ogni sorta invadevano la nostra aula, invitati dalla nostra insegnante. La giovanissima signorina Lorenzini amava con passione La Fontaine. Ci portava a spasso di fiaba in fiaba come nel più chiaro e misterioso dei giardini.